Legge di bilancio 2022: il futuro del Piano Transione 4.0

Transizione ecologica, innovation manager, modelli produttivi demand-oriented e molto altro ancora.

novità e conferme del Piano Transizione 4.0 per il periodo 2023-2025.

Il Piano Transizione 4.0 entra nel suo sesto anno di vita e, pur essendo il 2022 già “coperto” dalle misure esistenti, la Legge di bilancio anticipa la proroga del Piano Transizione 4.0 per il periodo 2023-2025, dando quindi finalmente non soltanto continuità, ma anche stabilità ed un orizzonte di medio termine a una misura che, a dire il vero, era nata con l’obiettivo di breve termine di dare uno “shock” positivo agli investimenti.

Una misura per il Paese ed un messaggio per le imprese

Il primissimo punto saldo che possiamo fissare è questo: il Piano Transizione 4.0 si è costantemente sviluppato, cambiando piano piano pelle, aggiornandosi nelle misure e negli strumenti, fino a trasformarsi da incentivo di breve termine in una misura quasi strutturale, che ha il compito non soltanto di guidare le aziende (non solo manifatturiere) sulla strada della trasformazione digitale, ma anche di rendere il Paese un luogo in cui convenga (tornare a) investire anche per le multinazionali, che negli ultimi anni hanno subito il fascino delle sirene di altri ordinamenti maggiormente attrattivi per ragioni che spaziano dalle infrastrutture alla fiscalità.

Il secondo punto è che la conferma del piano per il triennio 2023-2025 va letta più come un messaggio alle imprese che come un vero e proprio sistema puntuale di riferimento. Il messaggio è che il supporto agli investimenti privati innovativi proseguirà e che la misura di questo supporto non potrà essere della stessa misura che c’è stata nel biennio 2021-2022 grazie ai finanziamenti europei. Di conseguenza chi ha la possibilità di investire in questo 2022 ha ogni convenienza a farlo; viceversa, chi non è ancora pronto sappia che il 31/12/2022 ci sarà una riduzione dell’incentivo, ma non un salto nel vuoto.

Fatto salvo questo “messaggio”, il resto è tutto da vedere.

La transizione ecologica

Il secondo elemento di novità è legato all’ormai impellente necessità di sostenere, oltra alla transizione digitale, la transizione ecologica. Si tratta di due processi che, come è facile immaginare, hanno diversi punti di contatto e persino dei nessi di causa-effetto. Già nell’edizione 2020 del Piano Transizione 4.0 il legislatore ha provato a fare emergere le sinergie tra queste cosiddette twin revolutions, introducendo una premialità per quei progetti di innovazione tecnologica destinati alla “realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati per il raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0”. Un buon inizio, ma – appunto – solo un inizio.

E mentre nel caso delle tecnologie di frontiera un aggiornamento degli allegati A e B potrebbe ancora funzionare, per quanto non sia certamente la soluzione ottimale, è evidente che una sinergia tra i processi di innovazione digitale e la transizione ecologica non può che passare per un cambio necessario per il panorama italiano e non solo.

L’innovation manager

Un altro esempio di soluzione che ha avuto successo è quello dei voucher per gli Innovation Manager: un sistema che ha  consentito a molte imprese di avvalersi della consulenza di professionisti dell’innovazione per migliorare i propri processi ed ha permesso alle aziende di recuperare il 50% dei costi di queste consulenze. Da esempi di successo come questi e dall’azione dei fondi interprofessionali occorrerà ripartire per supportare ulteriormente le aziende e i lavoratori nel necessario processo di adeguamento delle competenze.

La formazione per il miglioramento

Un altro grande tema su cui c’è da aspettarsi delle novità importanti è quello della formazione. Per il 2022 resta in vigore il “vecchio” incentivo che prevede dei crediti d’imposta commisurati al costo orario dei dipendenti impiegati nella formazione.  

Ma se lo strumento non è stato rifinanziato per il periodo a partire dal 2023, resta forte – anzi è cresciuta – l’esigenza a cui questa misura era chiamata a dare risposta. Lo testimonia, per esempio, il successo del Fondo Nuove Competenze gestito dall’Anpal, creato con il cosiddetto decreto Rilancio e poi rinnovato. La misura è estremamente semplice e prevede la possibilità per le aziende di ridurre l’orario lavorativo del personale per destinarlo a corsi di formazione per il miglioramento delle competenze. Una soluzione sfruttata da molte aziende che si sono trovate nella condizione di dover interrompere momentaneamente delle produzioni a causa dei problemi di approvvigionamento e che hanno quindi approfittato per indirizzare i lavoratori su percorsi di formazione su competenze che sarebbero tornate poi utili alla ripartenza.

Dalla macchina alla filiera

Un altro fattore di novità è legato alla volontà di aumentare il raggio di azione degli incentivi dal relativamente semplice aggiornamento dei macchinari e delle linee produttive alla digitalizzazione delle operazioni dell’intera fabbrica, fino ad arrivare alle relazioni di filiera.

Transizione 4.0, cosa ci aspetta nel futuro?

Ci sono diverse possibilità allo studio. Una prima prevede l’abbandono definitivo del sistema di incentivazione basato sulle specifiche tecnologie elencate negli allegati in favore di un sistema che premi i risultati a prescindere dagli strumenti adottati. Ecco, dunque, che l’aggiornamento di una sala server con soluzioni energeticamente efficienti e in grado di dotare la fabbrica di maggiore “intelligenza”, attualmente escluso dal novero delle tecnologie agevolate dal piano Transizione 4.0, potrebbe invece rientrare nel nuovo sistema di incentivi. Anche l’evoluzione di una fabbrica verso modelli produttivi demand-oriented (e quindi a prova di sprechi), ma basati su una catena di fornitura diversificata, digitale e resiliente, potrebbe trovare adeguata incentivazione, a condizione magari di mantenere i livelli occupazionali.

Si tratterebbe però di un cambio di passo radicale che richiederebbe una discontinuità con il sistema attuale che proprio in questi ultimi anni le imprese hanno, non senza fatica, imparato a conoscere. Ecco, quindi, che appare più probabile una soluzione più soft, che mantiene in vita l’attuale sistema, magari rivedendo gli elenchi previsti negli allegati, andando ad affiancare dei novi strumenti a supporto dei processi di transizione più complessi.

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