Industria 5.0: agevolazioni fino al 45% per macchinari ed investimenti “sostenibili”

Transizione 5.0: tutti i dettagli contenuti nell'Articolo 38 del Decreto Legge 19/2024.

Transizione 5.0: credito d'imposta per il biennio 2024-2025

Nel biennio 2024-2025 le imprese potranno utilizzare gli incentivi del piano Transizione 5.0. Lo scorso 26 febbraio il Mimit ha approvato il decreto Legge PNRR (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 52 del 2 marzo 2024) con una serie di importanti misure per le imprese finalizzate ad incentivare l’efficientamento dei loro processi produttivi, riducendo i consumi energetici ed orientando le stesse verso la sostenibilità e lo sviluppo green, concetti fino ad ora rimasti spesso sulla carta. 

in questo articolo:

Quali aziende possono ottenere il credito d'imposta Transizione 5.0

Destinatarie delle agevolazioni del nuovo piano Transizione 5.0 sono tutte le imprese residenti nel territorio dello Stato, compreso le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito.

Tra i soggetti esclusi, oltre ai professionisti, troviamo le imprese che versano in liquidazione volontaria, fallimento, liquidazione coatta amministrativa e concordato preventivo senza continuità aziendale. A queste si aggiungono quelle destinatarie di sanzioni interdittive previste dal D. Lgs 231/2001.

Tutti le imprese ammesse devono essere in regola con gli adempimenti in tema di sicurezza sui luoghi di lavoro. Requisito che deve essere rispettato costantemente e non solo al momento di effettuazione dell’investimento. 

Le aliquote del credito d'imposta Transizione 5.0

Nove differenti aliquote agevolative, determinate dalla classe di efficienza raggiunta con l’investimento e dall’ammontare dello stesso, fino ad un massimo del 45% (che arriva al 63% per determinati investimenti sui moduli fotovoltaici). 

L’obiettivo primario del piano Transizione 5.0 è rappresentato dalla volontà di supportare le imprese per gli investimenti nel campo dell’innovazione, della transizione digitale ed ecologica e sostenerne la competitività.

Il principio di base è molto semplice. 

Chi si efficienterà maggiormente, cioè chi ridurrà maggiormente le proprie emissioni, sarà destinatario di un credito d’imposta maggiore.

La percentuale massima di beneficio è pari al:

  • 45% per investimenti fino ad 2,5 milioni di euro
  • 25% per investimenti da 2,5 a 10 milioni di euro
  • 15% per investimenti da 10 a 50 milioni di euro.

Per ottenere il beneficio massimo l’azienda dovrà ridurre i propri consumi:

  • di almeno il 10% con riferimento all’intera struttura produttiva
  • di almeno il 15% con riferimento al processo produttivo interessato all’investimento

Abbiamo riepilogato nella tabella sottostante le restanti aliquote. 

classi di risparmio energetico fino a 2,5 M€ tra 2,5 M€ e 10 M€ tra 10 M€ e 50 M€
Classe I (risparmio tra il 5% ed il 10% su processo target o tra il 3% ed il 6% sui consumi dell’unità produttiva) 35% 15% 5%
Classe II (risparmio tra il 10% ed il 15% su processo target o tra il 6% ed il 10% sui consumi dell’unità produttiva) 40% 20% 10%
Classe II (risparmio superiore al 15% su processo target o superiore al 10% sui consumi dell’unità produttiva) 45% 25% 15%

Quali sono gli investimenti agevolabili

Le spese ammissibili all’agevolazione dovranno essere sostenute tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2025. Quindi, tutte le aziende che hanno già effettuato investimenti da inizio 2024 ad oggi, se in possesso dei requisiti previsti dalla norma, possono stare tranquille: potranno richiedere il credito d’imposta del Piano Transizione 5.0.

Gli investimenti oggetto di credito d’imposta saranno quelli aventi i requisiti del piano nazionale Industria 4.0, cioè quelli che soddisfano gli ormai noti 5+2 requisiti obbligatori.

Ma tali requisiti non saranno sufficienti per ottenere il beneficio. Infatti, gli investimenti devono obbligatoriamente (pena l’esclusione), garantire un risparmio energetico minimo del 3% se rapportato all’intera struttura produttiva o del 5% se rapportato ad un  determinato processo produttivo interessato dall’investimento. 

In questa fascia minima (come da tabella sopra riportata), si otterrà un credito d’imposta pari al:

  • 35% per investimenti fino ad € 2.500.000,00;
  • 15% per investimenti compresi tra € 2.500.000,00 ed € 10.000.000,00;
  • 5% per investimenti compresi tra € 10.000.000,00 ed € 50.000.000,00.

L’investimento massimo ammissibile è pari ad € 50.000.000,00.

Il decreto ha esteso anche l’applicabilità del credito d’imposta a due categorie di software (allegato B – Legge 232/2016), necessari al monitoraggio dei consumi aziendali. 

La maggiorazione del credito d'imposta 5.0 per i pannelli fotovoltaici

Un’importante novità è quella della maggiorazione del credito d’imposta (che può raggiungere il 63% del costo) per l’acquisto di pannelli fotovoltaici finalizzati all’autoproduzione e all’autoconsumo di energia rinnovabile. Sono escluse le biomasse.

Inizialmente per ottenere il credito d’imposta era stato previsto che l’investimento iniziale fosse maggiore di € 40.000,00. Tale limite minimo di investimento, inserito nella bozza del decreto, non è stato confermato nel D.L. 19 del 2 marzo 2024.

Gli unici moduli ammissibili, sono quelli previsti dall’articolo 12 del D.L. 181/2023:

  1. moduli fotovoltaici prodotti negli Stati membri dell’Unione Europea con un’efficienza a livello di modulo almeno pari al 21,5%;
  2. moduli fotovoltaici con celle, prodotti negli Stati membri dell’Unione Europea con un’efficienza a livello di cella almeno pari al 23,5%;
  3. moduli prodotti negli Stati membri dell’Unione Europea composti da celle bifacciali ad eterogiunzione di silicio o tandem con un’efficienza di cella almeno pari al 24%.

Nello specifico, se verranno inseriti moduli di cui al punto 1) il credito d’imposta sarà pari a quello riepilogato nella tabella sopra riportata in funzione delle fasce di investimento e del grado di efficientamento raggiunto. 

Nel caso in cui vengano inseriti moduli di cui al punto 2) o al punto 3), ci sarà una maggiorazione del costo rispettivamente pari al 120% o al 140%.

Ciò si tradurrà in un maggior credito d’imposta che, per queste categorie di spesa, sarà pari al 54% o 63%. 

Credito d'imposta Formazione 5.0

Tra i costi ammissibili, sono previsti anche quelli per la formazione del personale, che non potranno superare il 10% del costo dell’intero investimento e comunque il limite massimo di € 300.000,00. I corsi dovranno essere erogati da soggetti esterni e non è prevista la formazione interna, come avveniva invece per il credito d’imposta Formazione 4.0.

Tra le spese ammissibili, ritroviamo:

  • Le spese di personale relative ai formatori esterni
  • I costi per i formatori (viaggi, materiali, attrezzature, etc.)
  • I costi dei servizi di consulenza connessi al progetto di formazione
  • I costi del personale per le ore di partecipazione alla formazione e le spese indirette (amministrative, locazioni, etc.)

Gli adempimenti necessari

Sul fronte degli adempimenti non mancano le novità rispetto al credito d’imposta Beni strumentali 4.0. Per ottenere il credito d’imposta del Piano Transizione 5.0 sarà necessario riportare sui documenti di trasporto, sulle fatture e su tutta la documentazione inerente gli investimenti, il riferimento normativo all’art. 40 comma 12 del D.L. Pnrr del 26/02/2024.

Rispetto alla bozza, il D. L. n. 19 assegna un ruolo di primo piano al Gse. Prima di avviare concretamente il progetto, sarà necessario effettuare una comunicazione al Gestore dei servizi energetici e nominare un perito indipendente che dovrà certificare la riduzione dei consumi delle varie percentuali. 

A conclusione degli investimenti andrà effettuata una nuova comunicazione, con una seconda certificazione del perito, adempimenti finalizzati a certificare il completamento degli investimenti.

A queste certificazioni ex ante ed ex post, il Decreto Legge n. 19/2024 aggiunge tra gli adempimenti necessari la comunicazione concernente la descrizione del progetto di investimento. Tale comunicazione sarà poi inoltrata dal GSE al Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

A corredo, sarà inoltre necessaria una relazione del revisore legale dei conti, così come avvenuto fino ad oggi per il credito d’imposta per le attività di Ricerca e sviluppo e Formazione 4.0.

Riepilogando saranno necessari i seguenti documenti:

  • 2 comunicazioni al GSE (prima e dopo l’effettuazione degli investimenti);
  • 2 certificazioni peritali (prima e dopo l’effettuazione degli investimenti);
  • 1 relazione del revisore (al completamento degli investimenti).

Appare chiaro che la volontà del Legislatore sia stata quella di rendere più controllabile questo nuovo credito d’imposta e ciò si è tradotto in una più complessa gestione dell’intero iter. 

Fortunatamente è stato previsto un credito d’imposta aggiuntivo fino ad € 10.000,00 per le certificazioni del perito e, per le imprese non obbligate alla revisione legale dei conti, un ulteriore credito d’imposta fino ad € 5.000,00 per la relazione del revisore. 

L'utilizzo del credito di imposta 5.0

Il credito d’imposta 5.0 non concorre alla base imponibile e si potrà utilizzare in compensazione con debiti fiscali e contributivi a decorrere dal quinto giorno dalla trasmissione della documentazione da parte del Gse all’Agenzia delle Entrate. Per cui la misura non sarà più totalmente automatica come avveniva in passato.  

Sul fronte dei tempi di utilizzo, il credito maturato, si potrà compensare in un’unica soluzione entro il 31 dicembre 2025. L’eventuale quota residua che non sarà stata compensata entro tale data, si potrà utilizzare in 5 rate annuali di pari importo a partire dall’anno 2026, fermo restando che la prima compensazione dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2025. 

Un aspetto da rimarcare è che il credito d’imposta 5.0 non sarà cedibile. I controlli sui crediti d’imposta compensati saranno effettuati dal GSE.

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Ulteriori aggiornamenti

Un nuovo decreto attuativo dovrà essere emanato dal Ministro delle imprese e del made in Italy di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze entro 30 giorni dall’entrata in vigore del decreto-legge.
Il decreto attuativo disciplinerà i  contenuti e le modalità di presentazione delle comunicazioni ex ante ed ex post, le modalità delle certificazioni ex ante ed ex post, i requisiti dei soggetti titolati a redigere le certificazioni.

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